Come superare le 'rotture' nel panorama delle comunicazione sportiva
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Come superare le 'rotture' nel panorama delle comunicazione sportiva Live

Come superare le 'rotture' nel panorama delle comunicazione sportiva

Leggo il blog di Carlo De Marchis (@CDM), Chief Product Officer (CPO@deltatre, una delle realtà #real-time di cui avevo parlato nell'ebook (DeltraTre è una azienda torinese attiva per lo più a livello internazionale: si occupa esclusivamente di sport, fornendo CMS e applicativi
per il calcolo e la visualizzazione di statistiche in tempo
reale, oltre che per esperienze
second-screen e da poco liveblogging
).

Parlando del futuro dei media, De Marchis analizza le tre grandi 'rotture' che è cruciale comprendere se si vuole fare un piano a medio lungo termine (in tempi di internet: 5 anni) nel mondo della comunicazione sportiva: 
  1. The disruption of media consumption 
  2. The disruption of media communication 
  3. The disruption of media production
Che vuol dire?
Semplice. 

by lillo on Oct 14, 2013 at 3:24 PM via 2.bp.blogspot

1. Siamo passati da un tipo di comunicazione 'verticale' basato sulla trasmissione televisiva a uno orizzontale, multi-dimensionale, multi-piattaforma e multi-canale. 

by lillo

2. In passato, regnavano coloro che detenevano i diritti televisivi - o il diritto allo storytelling, ovvero il diritto alla produzione e diffusione della vulgata dell'evento sportivo. Con l'avvento dei social media, si è passati da un modello comunicativo a uno conversazionale, con l'effetto che più realtà si sono infilate nello spazio comunicativo lasciato temporaneamente vacante dai media, presi in controtempo. 
Ora tutti sgomitano per monetizzare questa conversazione. 

Federations, Teams, Clubs, Athletes directly having conversation and interactions with fans, and by the way because of disruption no. 1 this happens on multiple channels and platforms.

3. Chi produce contenuto lo fa ancora avendo in mente un prodotto finito prettamente televisivo (monocanale e monoschermo per giunta), da adattare successivamente alle altre piattaforme su cui questo contenuto viaggia (social media, mobile etc.) Tuttavia, si sono aperte nuove porte, ed è ora possibile coinvolgere gli stessi attori del mondo dello sport che prima si voleva raccontare attraverso il filtro televisivo: sono loro, ora, a voler bucare lo schermo e a cercare di raggiungere i fan prima dei media, senza intermediazione. 

Le conclusioni di De Marchis?

more ways to consume content - more sources of content - more and more variety of content...

significano una cosa sola: non lasciate che siano altri a creare rotture, siate voi i primi a rompere gli schemi. Non esistono più vantaggi acquisiti con anni di privilegi, non esiste più una vulgata, ma - aggiungo io, pensando da giornalista - esistono solo nuove piattaforme su cui avvengono più discussioni, in parallelo. A volte queste si intersecano, in diversi canali, in forme ibride.

Ognuno (media, squadre, federazioni e atleti) deve essere abile a fare del proprio marchio l'hub, il nodo centrale attraverso cui non solo transitino, ma permangano tutte le istanze di una discussione. Non si tratta solo di intercettare qualche tweet o qualche commento Facebook e 'embeddarlo' in pagina - come spesso ho udito, mentre mi sanguinavano le orecchie. Si tratta di creare narrative coerenti e appassionanti, possibilmente in tempo reale, in cui ogni elemento sia nativo del mezzo o del canale social su cui verrà fruito. E mentre si dipana la narrativa (e la discussione ad essa associata) è necessario fare un passo indietro, umilmente, e mettersi nei panni dello spettatore, del tifoso, che osservando lo sforzo si chiede se è tutto finto, se è tutta solo una trovata di marketing per cercare di vendere più magliette o un abbonamento digitale in più, oppure se c'è davvero interesse nel capire come si sente lui, il tifoso, quali argomenti suscitano più emozioni, quale il messaggio che non riesce a trattenere fino a casa, e che deve assolutamente postare, col telefonino, notificando a tutti gli amici dell'avvenuta transazione comunicativa.

Se la risposta del tifoso sarà negativa, se non viene percepita una certa genuinità, spontaneità, tempismo associati a una certa qualità narrativa (storytelling), allora egli non solo cambierà canale, come una volta, ma anche mezzo, sito e forum di discussione, e proseguirà dritto, semplicemente portando altrove la 'sua' voce, la sua passione. Moneta sonante, di questi tempi. Occorrono quindi competenze che sappiano produrre su e per diversi formati, con velocità ed efficacia, e che sappiano successivamente prendere le redini della discussione generatasi: una squadra che lavori con in mente la stessa grande e avvincente narrativa, lo stesso obiettivo comune. 

E qui mi pare di essere tornato a De Marchis, in loop, quando in un altro articolo del suo blog propone l' introduzione di una nuova figura professionale, che supervisioni il lavoro di questa nuova squadra di evangelisti real-time

Companies in this business need someone completely focused on the final customer: fans.
Starting from these reasons I have come up with the concept of CFO (which normally means Chief Financial Officer):    

                                                 Chief Fans Officer

I truly believe companies in the Sport Business should as soon as posible appoint/hire a Chief Fans Officer and assign her/him the role to represent the fans interests in the company, make sure that the company has all required connections to properly understand their biggest assets: fans.

C'è chi, come la Football League inglese, sembra aver preso in parola De Marchis, quando di recente ha assunto un giornalista dal curriculum impeccabile, Marc Cooper, con il ruolo di Head of Audience and ContentLa differenza già si vede: alcune delle squadre parte della lega di seconda divisione inglese (e alcune di quelle promosse in Premier League, la cui offerta digitale è gestita da Football League e dal partner tecnologico Sapient) hanno lanciato dei WALLS, veri e propri muri sociali per i fan in cui la voce della società si mischia a quella dei tifosi, creando sinergie davvero uniche. 

Tutta da leggere questa descrizione dell'esperimento di #real-time engagement lanciato sul sito della squadra del Birmingham. 

"If you are a Bluenose, then the Blues Wall will quickly become your first stop of a morning and the last thing before you go to bed at night".

by lillo


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